Al via i ricorsi contro la reiterazione contratti a termine dopo l’importante sentenza della Corte di Giustizia europea. LEGGI QUI

Con la sentenza del 13 maggio 2026 la Corte di Giustizia Europea, su ricorso della Commissione Europea, ha riconosciuto l’inadempimento ormai costante dello stato italiano nell’applicazione della direttiva n 70 del 1999, che disciplina l’utilizzo nell’unione dei contratti di lavoro a tempo determinato: “Non avendo previsto misure volte a prevenire l’utilizzo abusivo di una successione di contratti a tempo determinato in relazione al personale amministrativo, tecnico e ausiliario supplente impiegato presso le istituzioni scolastiche statali, la Repubblica italiana ha mancato agli obblighi ad essa incombenti“.

Con tale decisione la Corte di Giustizia Europea, oltre a sanzionare l’Italia stabilisce un principio generale secondo cui le disposizioni interne in materia di contratti a tempo determinato nell’impiego pubblico ed in particolare nella scuola pubblica non risultano conformi alle disposizioni comunitarie.

È evidente come quanto espresso dalla Corte estenda anche ai docenti con contratti a tempo determinato la possibilità di ricorrere avverso l’abuso della reiterazione dei contratti e questo perchè quando un docente o il personale ATA viene assunto per anni per coprire esigenze stabili e permanenti, la supplenza perde la propria natura temporanea e si trasforma in un utilizzo abusivo del lavoro precario.

Per tali ragioni, la Cisl Scuola, tramite i suoi legali – Avv. Raffaele Boianelli e Avv. Paolo Zinzi – intende procedere con le vertenze aventi ad oggetto l’illegittimità dei termini apposti ai singoli contratti per tutto il personale della scuola (docenti con contratti al 30 giugno e 31 agosto e personale Ata), ricorrendo al Giudice del lavoro, per vedersi riconoscere il risarcimento del danno comunitario di cui all’art. 36 del Dlgs 165/2001.

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