
Sulla situazione delle assunzioni nella scuola basta attenersi ai numeri per avere un quadro esatto della situazione, cogliendone obiettivamente e senza inutili forzature strumentali luci e ombre.
Le luci riguardano l’aumento che quest’anno si registra nella percentuale di posti disponibili coperti con l’assunzione di insegnanti di ruolo. Un aumento significativo, visto che con i numeri dichiarati dal Ministro siamo all’incirca all’80% di copertura, quasi dieci punti percentuali in più rispetto allo scorso anno.
Ma poi ci sono le ombre, molto dense e molto estese. Resta infatti altissimo il numero di posti da coprire con contratti precari, soprattutto per quanto riguarda il sostegno. Il fenomeno sta assumendo dimensioni abnormi, poiché il numero dei posti in organico (128.000 circa) è largamente insufficiente rispetto al reale fabbisogno: basti pensare che l’anno scorso si è reso necessario attivare complessivamente quasi 275.000 posti di sostegno, dunque più del doppio di quelli che sarebbe stato possibile coprire con i posti disponibili in organico di diritto, cioè con personale di ruolo.
Questi ultimi, inoltre, vedono ampiamente scoperto, nelle regioni del nord, il settore della scuola primaria e dell’infanzia, con punte clamorose in Lombardia, Piemonte e Veneto.
Qualche esempio: in Lombardia, su 4.292 posti disponibili, si sono assunti in ruolo solo 2.088 insegnanti; in Veneto, 924 assunti su 1.315 posti disponibili.
Occorre dunque intervenire, come chiediamo da anni, su due fronti: quello degli organici, che vanno resi più coerenti rispetto al reale fabbisogno, e quello della formazione di docenti della primaria specializzati, di cui vi è carenza in alcune aree del Paese. Diversamente, sarà molto difficile evitare un ricorso massiccio al lavoro precario, una situazione intollerabile e già oggetto di censura in ambito comunitario.
Con dimensioni diverse, il fenomeno si ripropone anche sul versante del personale ATA, dove andrebbe abolito – anche questa è una richiesta che facciamo da anni – il limite posto per legge alle possibilità di assumere in ruolo: oggi si possono solo coprire i posti lasciati liberi dai pensionamenti, non quelli effettivamente vacanti. Una limitazione anch’essa destinata a rendere strutturale e inevitabile una quota elevata di lavoro precario.
Sarebbe ora che tutti, e prima di tutto governo e forze politiche, si rendessero conto dell’importanza che hanno le mansioni svolte dal personale amministrativo, tecnico e ausiliario per il buon funzionamento della scuola, adeguando gli organici e rimuovendo assurdi vincoli legislativi che impediscono di coprire tutti i posti con personale stabile.
Roma, 4 settembre 2026
Ivana Barbacci, segretaria generale CISL Scuola.
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